giovedì 7 dicembre 2006

Tempo perso (e ritrovato)... per magia

... Bruciamo, siamo consumati dall'impazienza di cominciare il lavoro, l'aspettativa di cui gloriosi risultati ci mette l'anima in fiamme.
Deve, dovrebbe essere intrapreso oggi, e tuttavia lo rimandiamo a domani; e perché?
Non c'è risposta, eccetto che noi sentiamo il rimandarlo perverso...
... L'indomani arriva, e con esso una più impaziente ansietà di fare il nostro dovere, ma insieme a questo accrescersi dell'ansia ecco nascere anche un desiderio senza nome, e positivamente spaventoso, perché impenetrabile, di rimandare di nuovo.
Più i momenti volano e più questo desiderio acquista forza; si impone. Si giunge all'ultima ora per l'adempimento di quel compito.
Tremiamo nella violenza del nostro conflitto interiore, del definito della sostanza contro l'ombra. Ma, se la lotta è giunta a tanto, sarà l'ombra a prevalere, e noi ci affanniamo invano.
L'ora scocca, ed è la campana a morto della nostra prosperità.
E' anche il canto del gallo del fantasma che ci ha dominato per tanto tempo.
Esso ora si dilegua, scompare, siamo liberi.
L'antica energia ritorna. Lavoreremo adesso. Ma ahimè, è troppo tardi!...
(Oscar Wilde, Il demone della perversità)

Un tempo vivevo più spesso l'ansia appena descritta (descritta, a dire il vero, sicuramente meglio e senza duddio in modo molto più "poetico" di quanto avrei mai saputo fare io, ma con parole condivise a tal punto che ne cito la fonte solo per onestà).
Anche ora talvolta mi ricapita... soprattutto quando dovrei stirare! :-)
Prima vivevo con un folletto che magicamente faceva sparire i panni dalla lavatrice e li faceva ricomparire ben piegati nei cassetti o appesi ordinatamente nell’armadio. Non so come facesse (ogni mago ha i suoi segreti), certo che era comodo…
Ora invece condivido un biloculo con lo “Gnomo delle calze” (ospite fisso da me o dalla mia metà) che si cimenta con discreto successo in “piccoli” giochi di prestigio, che in cascata creano casini più “grandi”… specie quando il tempo è poco e le calze stese ad asciugare tante tante tante.
Il burlone invisibile (e bastardo!) fa sparire con la destrezza di Copperfield tutte le calze che gli capitano a tiro: una o più per volta, ma sempre, rigorosamente, in numero dispari!
A volte le smaterializza e le trasmigra addirittura da una casa all’altra!
Così poi tocca perdere tempo anche nel “gioco delle coppie”…
Ma il tempo che perdo io, lo trova qualcun altro?!? È come quando telericarichi di tot euro il tuo numero… ma con un altro prefisso!, regalando soldi al fortunato beneficiario??
Salagadula Mencicabula BibidiBobidiBù... Se la magia fa tutto quel che voglio io, voglio riavere indietro il tempo perso (e possibilmente anche i soldi di quella stramaledetta ricarica!), uffa!
Va detto che ultimamente me la prendo un po’ meno... Sarò diventata menefreghista o starò imparando a godermi un po' di più la vita?
Boh? Ai Post(eri) l’ardua sentenza…

giovedì 30 novembre 2006

Per rallentare il tempo

La sveglia nel frigo... perché raffrendandosi magari rallenta il processo di "consumazione" del tempo.

Non sarebbe male come idea, no? Questa sera ci provo. Non ci credo, ma ci provo.
E dato che so già che non funzionerà e che il tempo non si può rallentare, muovo ora il primo passo verso la riconquista del mio tempo: tolgo l'orologio,
supero le lancette che solitamente rincorro a vuoto (in un circolo ormai vizioso), balzellon balzelloni avanzo spedita e mi metto per una volta davanti (= al di sopra) di tutte le cose da fare...

Mi apro un blog e me la scrivo, me la canto e me la suono da sola la storia di quella che si è rotta l'anima di star dietro a tutto dimenticandosi di chi le sta intorno...
Mi obbligo, almeno in pausa, a prendermi una pausa da dedicare... in primis a me stessa.
Una volta ficcatomi in testa (e chissà mai che scrivendolo e rileggendolo non ci entri prima) che il tempo comunque passa e che l'unica possibilità per non farsi soffocare dal suo passaggio è calvalcarne l'onda e viverlo al meglio, credo - ironia della sorte - che troverò il tempo per dedicarmi al meglio anche agli altri.

La sveglia non è ancora suonata, ma credo sia ora di aprire gli occhi!

P.S: Dimenticavo... Un giorno, per sbaglio ovviamente, la sveglia nel frigo ce l'ha messa mia madre... Dato che "la mela non cade lontano dall'albero", si sappia fin d'ora che la distrazione è un vizio di famiglia! (Sì, sto mettendo le mani avanti per le "certe", più che "eventuali", corbellerie grammaticali che lascerò in giro... :-)